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Interviste Italiane

Paganini, il diavolo e le quattro corde.

Personaggi | Incontro con Manrico Padovani che ha appena pubblicato in DVD il Concerto no. 1 del violinista genovese.

Paganini. Pronunciando questo cognome non si evoca soltanto uno dei più grandi musicisti di sempre. Si aprono degli ambiti di significato che possono essere quelli del violinismo in generale, della genialità artistica, della trascendenza tecnica, della commistione luciferina, della sregolatezza creativa.

Per penetrare simili significati, a tratti quasi esoterici, è necessario appoggiarsi a un tramite, a un conoscitore della materia, ad un iniziato del “paganinesimo”.

Prendendo spunto da un nuovo DVD della IPA (con il Concerto n. 1 per violino e orchestra) ci siamo quindi rivolti a Manrico Padovani, il violinista ticinese primo in Svizzera ad eseguire in concerto tutti i 24 Capricci e primo svizzero (la notizia è recentissima) a vedersi attribuito in prestito uno Stradivari dalla Nippon Music Foundation.

Partiamo male, cioè dalle banalità, chiedendo a Padovani se per suonare i 24 Capricci di Paganini bisogna in qualche modo essere capricciosi o perlomeno volubili? «Forse un po'», risponde. «Il termine Capriccio si rifà in origine al carattere della capra che sembra avere sempre avuto comportamenti volubili e scostanti. Nella fattispecie un compositore che si cimenta con la composizione di “capricci” non ha l'obbligo di sottomettersi a una forma predeterminata, come invece è il caso per la composizione di una forma-sonata o di una fuga. Ha quindi, per così dire, tutta la libertà del mondo, e questa libertà ha da esser restituita dall'interprete, che a partire dallo spartito di un Capriccio deve saper generare continua sorpresa».

Estro e rispetto, quindi. Concetti frequenti nel trattare di arte, ancora meglio conosciuti nel binomio genio e sregolatezza.
«È vero» dice Padovani, «spesso la sregolatezza è geniale, ma non sempre. Se pensiamo a Bach non si può non vedere la sua genialità, ancorché inserita in un ritmo di vita assolutamente calmo e regolare. Ed è anche vero che se un artista lascia un'opera cospicua ‐ come capita con i grandi geni ‐ vuol dire che c'è stato un lavoro disciplinato e costante, con delle proprie regole. Si può allora immaginare la sregolatezza del genio piuttosto come distanza dai normali ritmi di vita, perché la sua esistenza è cadenzata dall'ispirazione artistica».

Da questo punto di vista, secondo il violinista ticinese, Paganini ha rappresentato un punto di svolta nella storia della musica strumentale: tanto che oggi si parla di un “prima” e soprattutto di un “dopo” Paganini. «Indipendentemente dai gusti personali, per ogni violinista è obbligatorio doversi confrontare almeno con una parte della sua opera». Ma, per Padovani, in cosa Paganini è stato nuovo e geniale? «Ha usato ogni corda del violino come fosse uno strumento singolo, cercando effetti del tutto nuovi (come gli armonici semplici e doppi, i pizzicati con la mano sinistra, le doppie corde in ogni registro del violino, colpi d'arco assolutamente irregolari ed inaspettati) e spaziando attraverso i cromatismi con una naturalezza unica».

E qui entriamo nella leggenda: c'è chi sostiene che per arrivare a tutto questo Paganini abbia stretto un patto col diavolo…
Padovani spiega: «Paganini aveva infatti una figura magrissima unita a un aspetto cadaverico e le sue doti al violino, per l'epoca soprannaturali, lo facevano facilmente ritenere uno stregone. Chissà: se fosse nato un secolo prima magari sarebbe finito sul rogo».

Nel corso della storia ci sono stati altri virtuosi del violino che hanno anche scritto per lo strumento (Ysaÿe, Wieniawski, Kreisler). Che cosa li distingue da Paganini?
«Paganini è stato a loro precedente, e per alcuni è valso da modello. Trovo importante sottolineare come Paganini sia stato un contemporaneo di Beethoven e Schubert, quindi un compositore d'inizio romanticismo. Ed è così che, a mio avviso, va inteso; non con la pesantezza e le forzature del tardo romanticismo. Inoltre Paganini era italiano: la leggerezza del canto è l’elemento centrale dei suoi Concerti ‐ non a caso era amico di Rossini ‐ e forse per questo, come pure per il fatto che io sono anche italiano, nel mio cuore ha un posto speciale» conclude il nostro interlocutore.

Zeno Gabaglio

Deutsche Übersetzung

Paganini, der Teufel und die vier Saiten.

… | Begegnung mit Manrico Padovani, der … “Concerto no. 1” auf DVD.

Paganini. …